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Victoria Ignis, nel primo Libro di Draco Daatson a un certo punto mi riprende duramente dicendomi: “Non osare mai più attribuirti la capacità di pensare. Tu non sai come si fa a pensare. Per poter pensare ci deve essere “qualcuno” che pensa, mentre dentro di te, dentro questo corpo, dentro questa scimmia vestita a festa... non abita nessuno. Immagini e frasi che compaiono nella mente non costituiscono vero pensiero. Se non lo domini, se non puoi... interromperlo quando vuoi, allora non sei stato tu a pensarlo.”
“Non basta udire una voce nella testa per essere un Pensatore!” diceva Draco Daatson.
Mentre una parte meccanica di te si occupa di guidare o di lavare i piatti, tu sei identificato con l’attività di un tuo organo, la mente. È come essere nel fegato o in un rene. Ogni organo svolge un’attività, la mente pensa, ma non per questo devi credere a ciò che dice più di quanto non crederesti al tuo fegato se dovesse cominciare a parlarti.
Fino a quando non fabbrichiamo un vero io – un io integrato – non siamo in grado di produrre autentico pensiero. Un’accozzaglia di concetti presi dalla scuola, dai libri e da internet – successivamente selezionati ed elaborati secondo le caratteristiche della macchina biologica – non costituiscono autentico pensiero e, soprattutto, non sono prova dell’esistenza del Pensatore, ossia di un vero io. Lo sanno bene gli psicologi (e gli psichiatri) quanto sia difficile portare le persone ad avere un io integrato. È semplicemente scandaloso che la maggior parte delle persone dia per scontato di possederlo già... e che qualcuno in queste condizioni di squilibrio inizi un cammino verso l’illuminazione!
Riassumendo.
Fase uno: costruire un testimone, un io integrato, che produca una personalità sana, moralmente stabile, capace di produrre volontà. Come diceva Gurdjieff “essere un buon padre di famiglia”.
Fase due: indagare direttamente (=self-inquiry) l’io che è stato costruito, per scoprire di che natura è fatto e, soprattutto, se esiste davvero.
Salvatore Brizzi