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La pluralità dei mondi abitati è la teoria che aveva sempre sostenuto Giordano Bruno cioè che al di fuori della Terra esistono infiniti mondi abitati come anche gli Universi che ospitano la vita e in particolare esseri intelligenti. Giordano Bruno, nato a Nola 1548, è stato un filosofo, scrittore e frate domenicano italiano. . Nel 1565, entra nel convento dei domenicani di Napoli dove prende il nome di Giordano conquistando, nel 1572, il titolo di dottore in teologia e fin da questi anni, egli si distingue per la sua grande libertà di spirito. Giordano Bruno immaginava un universo infinito, popolato da un'infinità di stelle come il nostro Sole, ciascuna circondata da pianeti su taluni del quali crescono e prosperano esseri anche piu' intelligenti di noi. Non si può infatti negare l'esistenza di tanti mondi abitati, in uno spazio che è identico in caratteri naturali a quello che ci è più vicino. “Per questo l'infinito viene chiamato universo. Dio è glorificato non in uno ma in innumerevoli Soli, non in un'unica Terra, ma in un'infinità di mondi. È l'eccellenza di Dio che viene magnificata e resa manifesta la grandiosità del suo Regno". Nel corso della sua vita Giordano Bruno continuo' ad approfondire gli studi filosofici e teologici, ma ben presto inizia ad avere problemi con le autorità ecclesiastiche per le sue idee non in linea con il dettato della chiesa cattolica. Si allontana da Napoli nel 1576 e si reca in diverse città italiane, Roma, Genova, Torino, Venezia e quindi a Ginevra. Carattere molto forte e deciso, si trova a scontrarsi con l’ambiente accademico di Ginevra, fino al punto di subire un processo. Gli viene comunque consentito di allontanarsi alla volta della Francia, dove soggiorna a Tolosa e Parigi, dove pubblica nel 1582 diversi libri ispirati al neoplatonismo. L’anno seguente si trasferisce in Inghilterra dove difende la teoria di Copernico e viene ben presto emarginato dall’ambiente universitario e preferisce trasferirsi a Londra dove ha occasione di frequentare la corte della regina Elisabetta. La sua fama di convinto copernicano convince un nobile inglese a invitare Bruno a cena per sostenere un confronto sulla teoria copernicana. Bruno scrive un vivace resoconto in forma di dialogo di questa cena e lo pubblica nel 1584 con il titolo “Cena de le Ceneri”. E’ la prima opera filosofica che utilizza la nuova teoria astronomica per attaccare la tradizionale visione dell’universo, del ruolo dell’uomo nella natura, del rapporto tra fede e sapere, tra religione e libertà. Nel 1584 pubblica “De la causa, principio e uno, De l’infinito universo e mondi, dedicato al tema dell’infinità dell’universo, e lo Spaccio della bestia trionfante. Altre due opere sono pubblicate nel 1585; i loro titoli sono in linea con lo stile di Bruno: Cabala del cavallo pegaseo e De gli eroici furori. Lasciata Londra, dopo diverse tappe rientra in Italia, e nel 1591 si reca a Venezia dove il nobile Giovanni Mocenigo , per ragioni tuttora ignote, lo accusa di eresia presso l’Inquisizione. Il dibattimento si tiene a Venezia ma Roma chiede e ottiene l’estradizione dove 17 febbraio del 1600 per la prima volta la chiesa cattolica romana eliminava fisicamente il partigiano di una teoria scientifica allora nuova in Europa, Bruno viene condannato a morte e bruciato in Campo de’ Fiori.