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eros sibaldi igor libro
 
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In tempi di erotismo, un libro per tutti quelli che desiderano approfondire cosa si nasconde dietro la parola Amore.
"Deve pur esserci un motivo se, tra tutti gli ar­gomenti interessanti, l’amore è quello che viene trattato nella maniera piti interessata."
Comincia così un affascinante viaggio nelle implicazioni più segrete del nostro desiderio di piacere. Vi sono troppe contraddizioni - lin­guistiche, psicologiche, etiche - dell’idea che in Occidente si ha dell’«amore», troppi significati si accumulano e si confondono in questa parola: come se, nel corso dei secoli, una serie di paure avessero impedito di fare chiarezza, di dire la verità sulle dinamiche del sentimento che tutti hanno sperimentato.
Igor Sibaldi mette in luce la più profonda di tali paure: quella dell’Eros - che un tempo era il nome di un Dio, e indicava non soltanto una inesauribile energia sensuale ma anche e soprattutto la straordinaria vastità della mente, il suo fiducioso impulso alla libertà e alla conoscenza, che da adulti siamo abituati a reprimere e a falsare.
Dal timore di far agire l’amore-Eros nella nostra vita quotidiana de­rivano i nostri traumi più dolorosi; e la risco­perta dell’eros antico può dissolverli. A tutti è accessibile (da bambini eravamo tutti erotikóì): solo, occorre una buona dose di coraggio, per­ché a quel Dio millenario tutta la nostra civiltà è sempre stata ed è tuttora ostile.

INDICE

  • Incertezze d’amore
  • Amori
  • Amore, love   
  • Èros
  • Oltremare
  • Razionalità e pensiero
  • Ragioni d’amore   
  • L’èros bambino   
  • Seguito del precedente: altre vicende della sconfitta di Èros
  • L’impuro e l’ingiusto
  • L’èros e l’adolescenza
  • Idee-guida della nostra «normalità»
    - La gara   
    - L’identità esclusiva   
  • Etica erotica   
    - «Prova d’amore»
    - «Fare l’amore»
    - L’amore difficile
    - Trucco e bugie
    - Dire la verità
    - Gelosia
    - Rabbia d’amore
    - Viziosità
    - Paura di amare
  • L’èros e la specie

APPROFONDIMENTI

Incertezze d'amore
"Deve pur esserci un motivo se, tra tutti gli argomenti interessanti, l’amore è quello che viene trattato nella maniera più interessata. Quanti, parlandone, finiscono per lasciarsi guidare solo dall’intento di giustificare scelte, abitudini o aspirazioni personali? Così che invece di discutere dell’amore, discutono soltanto di ciò che hanno capito e approvato di se stessi.
Succede anche in filosofia - e siccome i filosofi sono abituati a considerare l’egocentrismo un errore, fanno in modo che le loro opinioni sull’amore sembrino teorie generali. Sartre, per esempio, quando nell’ultima pagina de L’immaginario solleva il tema della passione amorosa, segnala che
l’estrema bellezza d’una donna uccide il desiderio che se ne ha. Per desiderarla, dovremo dimenticare che è bella.
Non c’è dubbio che si basi su esperienze personali: ma, ponendovi un «noi» come soggetto, Sartre ne fa un assioma.
Così anche Platone insiste più volte sul primato dell’amore omosessuale, a lui caro; ma non avverte: «Ora mi limiterò a dirvi quel che a me pare più bello, e poi magari rifletteremo», bensì fa passare quel primato come ovvio.
E persino Gesù: durante l’ultima cena dichiara tutt’a un tratto che «non vi è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Giovanni 15,13); e sta parlando per sé, dato che di lì a qualche ora avrebbe compiuto proprio quel sacrificio.
Il maggior inconveniente di un’autogiustificazione che venga fatta passare per una teoria generale è che quando si prova a confutarla si tende irresistibilmente ad addurre, come argomenti decisivi, casi personali di altri individui. Potremmo, così, replicare a Sartre che l’estrema bellezza di una certa donna non ha affatto ucciso il desiderio che ne aveva qualche nostro conoscente; a Platone, che anche ai suoi tempi l’amore eterosessuale era tenuto nella massima considerazione da molti mortali come da molti Dei; e a Gesù faremmo osservare che, se è grande amore sacrificarsi per gli amici, probabilmente non fu un amore più piccolo quello che spinse alcuni, come Salvo D’Acquisto, a morire per persone che nemmeno li conoscevano.
Ma in tal modo non otterremmo alcun progresso nella questione: invece di un unico parere parziale ne avremmo due, che riescono solo a negarsi a vicenda. Tesi contro antitesi, e nessuna sintesi; ovvero un incagliarsi del pensiero. E dall’antica Grecia, alla Palestina, alla filosofia del Novecento, il riproporsi di queste unilateralità incagliate è tanto frequente da far sospettare che qualcosa spinga anche le menti migliori dell’Occidente a rinunciare alla verità oggettiva sull’amore."
Igor Sibaldi

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